

Riceviamo e pubblichiamo
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Abbiamo di fronte una situazione drammatica che dura da troppo tempo ed emerge sempre di più con chiarezza (e non vi è dubbio che tutti sapevamo) che la sanità calabrese, e per quello che ci interessa più da vicino la sanità all’interno dell’area vasta Cz KR Vv, è affetta da un male difficile da curare ovvero la collusione con “Poteri Forti”, estranei all’ambiente sanitario, che oramai condiziona ogni tipo di attività.
La drammatica situazione sanitaria del Vibonese, sempre di più al collasso, che ci ha visto e che ci vedrà protagonisti nel tentare di coinvolgere istituzioni, amministratori e forze politiche locali nel tentativo di ridare dignitá all’intero territorio; le criticitá del Pugliese Ciaccio di Catanzaro che vede costretti gli operatori a ricorrere a strumenti non propriamente convenzionali (vedi utilizzo barelle nei corridoi di alcuni reparti) per dare risposte agli utenti; la mancata integrazione tra le due aziende, quella Universitaria e l’A.O. Pugliese Ciaccio che avrebbe dovuto restituire alla cittá capoluogo la più grande Azienda Ospedaliera del mezzogiorno;
le annose criticità del Crotonese che a fronte di un unico presidio ospedaliero pubblico, sempre più ridimensionato e sempre meno in grado di soddisfare i bisogni di salute del territorio, si ritrova ad avere a che fare con una presenza molto invasiva del privato ed una gestione interna artatamente confusionaria, strategicamente messa in piedi dalle precedenti gestioni con l’obiettivo di creare piccole e grandi nicchie di privilegi che, nonostante gli sforzi messi in campo dalla Direzione attuale, oggi diventa complicato (non impossibile) scardinare.
Sono solo alcuni dei temi che, al netto della drammaticità in cui versa l’intero comparto nella nostra Regione e che ci ha visto manifestare il 2 agosto davanti a tutte le Prefetture Calabresi, ci faranno discutere sotto l’ombrellone e certamente diventeranno molto caldi
nel prossimo autunno.
Noi rimaniamo convinti che non tutta la “mala gestione” della sanitá nostrana, che ha prodotto centinaia di milioni di euro di deficit in tutte le aziende sanitarie, sia da imputare all’azione della criminalità mafiosa e alle sue complicità interne ed esterne agli enti, ma è piuttosto da inquadrare in un quadro permanente di illegalità e di inefficienze di matrici plurime, il tutto con la complicità della politica, e a volte non solo della politica (è il caso di ribadirlo) che ha sottovalutato, rendendosi complice, la situazione di progressivo “assalto alla diligenza” senza alcun controllo, preventivo o a consuntivo.
Le gestioni commissariali che si sono succedute, poi, non hanno risolto i problemi, al contrario li hanno accentuati dal momento che non hanno offerto l’occasione di rigenerare, nel tempo, una classe dirigente locale capace di misurarsi con i fenomeni in atto e riuscire ad essere diversa da quelle che l’hanno preceduta.
Questo cinismo della politica, il menefreghismo perpetrato per anni, le numerose ruberie, l’alleanza stretta fra corrotti e corruttori, lo stiamo pagando caro tutti noi calabresi (che abbiamo comunque le nostre responsabilità nel non indignarci a continuare a votare e rivotare una classe politica il più delle volte corrotta e inetta), soprattutto lo stanno pagando quelli più fragili e indifesi socialmente ed economicamente.
I Meridionali fuggono al nord per curarsi e i calabresi sono i primi in graduatoria e con un giudizio fortemente negativo all’ipotesi di un sistema sanitario migliore. I viaggi della speranza non accennano diminuzione (300 milioni di mobilità passiva), i motivi dell’emigrazione sanitaria sono molteplici: scarsa fiducia nelle istituzioni sanitarie, scarsa fiducia nelle possibilità di cura, a ciò si aggiunge, per effetto delle lunghe liste di attesa, l’aumento del ricorso al pagamento delle prestazioni di tasca propria con conseguente aumento del ricorso al privato con impoverimento della risposta pubblica. Il troppo privato nel pubblico ha svilito il pubblico che per noi è e rimane un valore irrinunciabile che va difeso e potenziato in un offerta di efficienza qualità e rapidità, e soprattutto va protetto con misure di controllo dagli attacchi dei poteri criminali e politici.
La presente parte dalla consapevolezza che tutto il settore della pubblica amministrazione stia attraversando una fase storico-politica particolare e di questo ce ne dà prova il personale che sta letteralmente “fuggendo” dal posto di lavoro, anche in considerazione dei recenti benefici legislativi (quota 100) che, come abbiamo avuto modo più volte di evidenziare su tutti i media locali e non solo, creeranno non poche criticità nei servizi offerti ai cittadini, che soffrono di vistose carenze di organico sin qui compensate con abnegazione dagli operatori che già versano in stato di sofferenza e affanno. Tale riflessione si fa ancora più grave in un settore come quello della sanità attraversata da instabilità politica nonché corruzione che produce inevitabili ripercussioni sulla qualità ed efficacia dei servizi. Noi crediamo che nonostante il contesto si muova fra mille difficoltà, bisogna riconoscere, e tenere sempre presente, che il personale dipendente rimane comunque un fattore strategico per le aziende sanitarie e ospedaliere, su cui investire per garantire sia efficacia alla gestione complessiva della politica sanitaria aziendale, sia continuità alla gestione quotidiana della stessa. tutto ciò presuppone un costruttivo, partecipato, e attivo confronto con le organizzazioni sindacali che rappresentano la massima espressione delle rappresentanze dei lavoratori, i quali con il nuovo contratto (diversamente dal passato) tornano ad avere un ruolo da protagonisti e che avvalendosi di diversi strumenti di partecipazione, (quale ad esempio la costituzione, all’interno di ciascuna azienda sanitaria ed ospedaliera,dell’Osservatorio a Composizione Paritetica (art 3 , comma 6 del CCNL 2016-2018, non ancora costituito), potranno intervenire in ogni processo decisionale aziendale per incidere concretamente sull’organizzazione e sul rapporto di lavoro. Detto questo registriamo positivamente l’apertura al confronto da parte di Direttori Generali di alcune Aziende Sanitarie e Ospedaliere , ma registriamo anche che alla manifesta e formale apertura non ha fatto seguito al momento, in tempi e procedure, salvo alcuni casi, alcun fatto concreto.
ci rendiamo conto che l’impegno è gravoso, ma crediamo anche che si debba instaurare fra le parti in gioco un clima di dialogo costruttivo, propedeutico al consolidamento e al miglioramento di un sistema che, come nel caso della contrattazione integrativa non snaturi o paralizzi gli strumenti messi a disposizione dal nuovo contratto , ma che possa invece, favorire la nascita di un sistema di regole certe, condivise e coerenti, che migliorino la soddisfazione dei lavoratori, la valorizzazione della loro professionalità che ha diretta conseguenza sia sulla performance individuale che su quella organizzativa dell’azienda.
Infine, ma solo alla fine, provando ad evitare toni da “mastro lindo”, un breve richiamo alle recenti polemiche con la cisl fpl su alcuni fatti che riguardano il P.O. Crotonese: apprezziamo il clima più disteso con cui la sigla sindacale ha approcciato, con la sua ultima nota, alle questioni dalla stessa precedentemente sollevate.
Riteniamo, a tal proposito, essenziale preservare la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro ed auspichiamo un impegno confederale e comune nel portare avanti ogni utile battaglia contro chi tenta di omettere e/o ostacolare progetti di risanamento che vadano in questa direzione.
Così come pensiamo sia un obiettivo comune quello di tentare di scardinare un sistema di gestione del personale che ha costruito nicchie di privilegi per pochi e tanti diritti negati e soprusi per tutti gli altri.
Pensiamo possa essere un comune obiettivo chiudere nel più breve tempo possibile la contrattazione integrativa ed approvare immediatamente un regolamento per i nuovi incarichi di funzione (i vecchi incarichi sono scaduti da tempo e comunque non trovano alcuna applicazione nel tanto citato atto aziendale).
Ecco, noi riteniamo ci siano tutte le condizioni per poter affrontare e risolvere le questioni appena poste (…si chiama bon ton) magari evitando di buttarla in caciara e provare ad essere consequenziali con quanto si scrive e si pubblica sui mass media.
L’appuntamento è senza dubbio il
prossimo incontro di contrattazione.
Crotone, 05/08/201
Franco Grillo segretario generale FPCGIL Area Vasta Cz, Kr,Vv
Ivan Potente coordinatore fp Cgil medici Area Vasta Cz, Kr,Vv
Francesco Masotti FP CGIL Medici e Dirigenti SSN Calabria





