Diciamocelo e permettetecelo.

Sapete qual è la cosa più bella o la più brutta di questa coda di campagna elettorale? (ovviamente la questione è soggettiva). Che tutti o quasi attendono questo ballottaggio quasi come se si trattasse della venuta del Messia. Ma così non è.

Tutti o quasi in attesa di una sorta di “miracolo” governativo, che naturalmente non ci sarà. Perché i miracoli su questa terra, li fa solo nostro Signore.

Accontentiamoci quindi di quello che passa questo convento e facciamoci bastare, per ora, i due pretendenti al trono di Re di Crotone: Vincenzo Voce “il giustiziere” oppure Antonio Manica “l’accomodatore”.

I quali, molto probabilmente consapevoli di tale, difficile ed incerta situazione generale, si guardano bene dall’argomentare programmi e parlare concretamente del fare, per la città e per i cittadini, baipassando la scomoda incombenza politico-amministrativa in favore della più facile e redditizia pratica della “guerra” social-verbale, che in questo particolare e decisivo momento evidentemente, paga di più e purtroppo piace pure. Per il momento.

Un requiem per la povera e vecchia politica, sostituita da vere e proprie “lectio magistralis” a base di sproloqui, semplice propaganda, improvvisazione, offese e dileggi assortiti. Vecchi e nuovi, belli e brutti, giovani e meno giovani. Ce n’è per tutti.

E anche l’odierno appello al voto infatti, non sfugge alla regola madre di questa mediocre e “memorabile” campagna elettorale.

Antonio Manica: “Votate me perché rappresento l’alternanza!”.

Alternanza o alternativa? Si sarà confuso l’avvocato, perché trattasi di due cose completamente diverse.

Vincenzo Voce: “Votate me perché ho le mani libere, e posso rappresentare tutti i cittadini crotonesi!”.

Se lo dice lui. Ma mani libere da chi e da cosa? Ci piacerebbe proprio saperlo ingegnere.

Entrambi però, hanno “involontariamente” dimenticato di essere politicamente legati a Catanzaro. Se lo ricorderanno più avanti

E allora, per i più incerti, nell’atroce dubbio della scelta che fare? Esercitare comunque il sacrosanto diritto al voto, o restare a casa perché non pienamente convinti da chi ci dovrebbe governare? Pensiamoci ancora, o non pensiamoci più.

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