



Prosegue senza sosta il programma del candidato a sindaco di Crotone Giuseppe Trocino, legato nello specifico alla visita di tutti i quartieri della città. Questo pomeriggio, a proposito delle problematiche che investono diversi quartieri, è toccato al Rione Coop. Settembre. Insieme a Trocino, la candidata al Consiglio Comunale Desire De Caria (Crotone Città Futura), la quale ha posto sotto la sua lente di ingrandimento i vari ed evidenti disagi che il suo rione, come altri, vive quotidianamente. De Caria, punta il dito contro un’amministrazione comunale totalmente assente e lontana dai cittadini di quartieri molto particolari, abbandonati e degradati, che avrebbero un assoluto e continuo bisogno di assistenza.
“Oggi non parlo solo da candidata, ma da cittadina che vive ogni giorno questo quartiere, che ne conosce le difficoltà e che crede profondamente nelle sue potenzialità.
I quartieri sono il cuore pulsante di una città. È da qui che si misura la qualità della vita delle persone. Eppure, troppo spesso, vengono dimenticati.
Qui conviviamo con problemi che non dovrebbero nemmeno essere oggetto di discussione: assenza di segnaletica, illuminazione insufficiente, decoro urbano praticamente inesistente. Interventi che arrivano solo dopo continue sollecitazioni dei residenti, quando invece dovrebbe esistere una programmazione seria, periodica, strutturata di manutenzione e riqualificazione.
Una città che funziona non rincorre le emergenze: le previene.
E poi c’è il nostro centro storico.
Un luogo che dovrebbe rappresentare l’anima di Crotone, il suo punto focale, la sintesi della sua storia, della sua cultura, della sua identità.
Un centro storico che, per valore e bellezza, non ha nulla da invidiare ad altri borghi d’Italia. Anzi, potrebbe essere tra i più belli. Ma per esserlo davvero, deve essere valorizzato, vissuto, reso attrattivo anche dal punto di vista enogastronomico e culturale. Non può restare un’occasione sprecata.
Accanto a questo, però, ci sono interi quartieri abbandonati a se stessi, dove il degrado alimenta rassegnazione. E la rassegnazione è il vero nemico di una comunità.
E poi c’è un tema che riguarda tutti, senza distinzioni: la salute.
Oggi il nostro ospedale è percepito come un pronto soccorso veloce. Per curarsi davvero, troppo spesso, si è costretti ad andare altrove.
E diciamolo chiaramente: per salvarsi, in molti casi, bisogna emigrare. E questo è accettabile solo per chi ha la possibilità economica di affrontare viaggi e permanenze fuori. Gli altri? Restano indietro.
Questo è un problema serio. E come tale va affrontato.
Una buona amministrazione non si limita a gestire: ascolta, comprende e interviene sui bisogni reali del territorio con azioni concrete, strutturate e lungimiranti.
Noi dobbiamo tornare a pretendere questo livello di politica.
E se non vogliamo farlo per noi, facciamolo almeno per i nostri figli. Per il loro futuro, per la loro dignità, per la loro possibilità di restare”.
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