

Riceviamo e pubblichiamo
Il rispetto dovuto ai lavoratori non può essere soltanto quello della ricerca di una soluzione. Deve essere anche un rispetto umano, fatto di ascolto, presenza e vicinanza.
Nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali e degli impegni del Presidente, oggi alla Cittadella regionale non si è scritta una bella pagina. Negare un confronto diretto ai lavoratori, anche mentre si afferma di essere impegnati nella ricerca di soluzioni, trasmette inevitabilmente una distanza che pesa. Non trovare il tempo per guardarli negli occhi, per ascoltarli, lascia un segno.
Tra queste persone ci sono famiglie intere, coppie di genitori con figli piccoli che rischiano di perdere contemporaneamente il proprio posto, lavoratori che vivono con stipendi di circa 700 euro al mese, persone che già oggi fanno i conti con grandi difficoltà e che, senza risposte immediate, rischiano di vedere quella precarietà trasformarsi in una condizione ancora più dura, fino a diventare vera emergenza sociale.
Oggi alla Cittadella abbiamo chiesto un confronto diretto con il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e con l’Assessore al Lavoro Giovanni Calabrese. Il Presidente non era presente per impegni istituzionali. Sulla presenza dell’Assessore, invece, è emersa una dinamica poco chiara: inizialmente indicato come presente, poi di fatto defilato, fino a far pervenire — tramite personale della Digos — un messaggio già ascoltato.
“Stiamo lavorando a una soluzione.”
La stessa identica frase pronunciata dieci giorni fa in Prefettura.
La stessa promessa di una convocazione “nei prossimi giorni” per illustrare soluzioni che, ad oggi, restano indefinite.
Una posizione ancora troppo vaga. E oggi non basta più.
Perché i tempi sono diversi, ma urgenti per tutti.
Da un lato c’è una platea di lavoratori coperta dalla cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre 2026;
dall’altro ci sono gli ex-LAP, lavoratori da anni in una condizione di precarietà strutturale, con un contratto in scadenza il 18 maggio. Per loro il rischio è immediato: uscire dal ciclo produttivo senza alcuna tutela.
È su questo che serve una risposta ora.
Mettere in sicurezza questi lavoratori non è una concessione, è un dovere.
Allo stesso tempo, non si può più rinviare il tema del rilancio del progetto di digitalizzazione. Un progetto che doveva rappresentare sviluppo, innovazione e occupazione stabile e che oggi rischia di fermarsi senza una prospettiva chiara.
Ed è bene dirlo con fermezza: non possono essere i lavoratori a pagare errori, ritardi e mancanze che non appartengono a loro.
Così come non possono essere i cittadini calabresi ad accettare che risorse pubbliche si traducano in crisi e precarietà invece che in sviluppo e lavoro stabile.
Le indicazioni emerse oggi dalla Regione non sono sufficienti a dare certezze. E per questo la mobilitazione non si ferma.
La preoccupazione che attraversa i lavoratori troverà inevitabilmente espressione nelle prossime iniziative. La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, con ancora maggiore determinazione, da qui alla scadenza del 18 maggio.
I lavoratori non chiedono privilegi.
Chiedono risposte.
Chiedono rispetto.
Chiedono futuro.
E continueranno a farlo con dignità, con la forza di chi non si arrende.
Fabio Tomaino
Confial Crotone









